Lindon Johnson, i Kennedy e quelle carte del 1964

Quelli di Johnson e di Kennedy sono nomi noti al grande pubblico così come ai nostri lettori. International Post ha pubblicato in diverse occasioni le dichiarazioni scottanti di Jaqueline Kennedy, accusatrice senza mezzi termini dell’operato di Lindon B. Johnson, il vice di JFK e subito Presidente degli Stati Uniti poche ore dopo l’attentato a Dallas. Le dichiarazioni di Jaqueline Kennedy non dovevano diventare di dominio pubblico, se non nel 2044. Invece i Kennedy stessi, per scongiurare inesattezze cinematografiche (motivazione che lascia piuttosto perplessi) hanno deciso qualche anno fa di pubblicare le pubbliche accuse di Jakie, le quali addirittura indicando in Johnson il mandante dell’omicidio di JFK, in accordo con un gruppo di affaristi texani. Tutto vero o una bufala storica frutto dell’emotività di Jackie, moglie del celebre Presidente ucciso il 22 novembre 1963? Può sembrare incredibile ma a rispondere a quest’interrogativo ci pensò, in parte, Pino Rauti, personaggio molto discusso in Italia per l’essere stato a capo di Ordine Nuovo, gruppo neo-fascista accusato di avere avuto dei ruoli non ben definiti in molti dei fatti delittuosi accaduti in Italia dal 1969 al 1980. Nel 1964 Pino Rauti pubblica un resoconto su Lindon Johnson.
Siamo ad aprile, diversi mesi prima di quel novembre che avrebbe riconfermato Johnson alla presidenza, avversario alle elezioni del meno celebre Barry Morris Goldwater. Fra le diverse mansioni di Rauti vi era in quel periodo la direzione dell’agenzia di stampa “Corrispondenza Europea”. Abbiamo ritrovato quelle pagine all’interno di un vecchio archivio, rispolverandole in occasione delle riflessioni giunte negli ultimi tempi in merito all’omicidio Kennedy.
Sulle pagine di “Corrispondenza Europea” un articolo su tutti attira l’attenzione.
Il servizio giornalistico è un vero e proprio “j’accuse” nei confronti di Johnson, dal titolo “Chi è Lindon B. Johnson?”. Si scopre così un curriculum che poche volte i media hanno raccontato e che la storia recente ha spesso trascurato. Da quanto scritto in quelle pagine, emerge una figura torbida, dedita alla ricerca del potere e soprattutto invischiato con diversi personaggi direttamente legati proprio a quella lobby dei texani ai quali fece riferimento Jakie. Si legge in quel che potremmo considerare un documento “inedito” visto il tempo passato: “L’attuale presidente degli Usa iniziò la sua carriera politica nel 1931, mosso da una grande ambizione e guidato da un certo intuito che gli ha consentito di trovarsi sempre dalla parte del potente di turno”. Fra i potenti troviamo Richard Kleberg, proprietario dell’immenso “King Ranch” nel South Texas. “Johnson fu accusato di avere acquistato, per conto di Kleberg, al prezzo di quattromila dollari, il voto dei poveri immigrati messicani”; e Johnson diventa nel 1935 amministratore per lo Stato del Texas della “National Youth Administration”. Lo stesso divenne “capo del gruppo democratico – si legge ancora nell’articolo – e contemporaneamente non disdegnò di darsi ad una serie di speculazioni finanziarie fortunate. Acquistò così, con fondi di cui poi non seppe giustificare l’origine, la stazione radiotelevisiva KTBC di Austin, nel Texas” ottenendo sin da subito la licenza di trasmissione, nonostante vi fossero altri qualificati concorrenti in attesa da anni. Fra i dati più clamorosi emersi vi è l’arresto, il 29 marzo 1962, di un certo Sol Estes, “il quale trafficava e si arricchiva giostrando contributi statali per ammassi del grano e la vendita dei fertilizzanti”. Un’inchiesta giornalistica svelò quei traffici iniziando proprio nel 1962 una serie di indagini, fino a quando il contabile di Estes e un funzionario del Ministero dell’Agricoltura furono rinvenuti cadavere, impossibilitati quindi a testimoniare contro Estes. Il contributo di Johnson per la liberazione di quest’ultimo divenne decisivo per ottenere la libertà provvisoria nonostante la condanna a ventitré anni. Sull’operato di Johnson negli anni successi giunge ora la testimonianza di Jakie Kennedy, additandolo fra i mandanti dell’omicidio del marito. Fantasie o realtà? Intanto i legami fra Johnson e “i potenti” gruppi di affaristi texani non mancano, altro passo forse importante per giungere a una verità che inizia sempre più a chiedere di venire alla luce.   

Pasquale Ragone