L’eccessiva sonnolenza diurna e gli incidenti stradali

L’Eccessiva Sonnolenza Diurna (ESD) è una condizione specifica, che colpisce oltre il 15% della popolazione, correlata alla riduzione della vigilanza; si manifesta con una tendenza all’addormentarsi, al peggioramento delle performances motorie, all’impossibilità di mantenere un’attenzione costante e al  rallentamento dei processi decisionali.

L’ESD è un fattore importante nel determinismo di incidenti stradali, essendo causa o concausa di circa il 22% degli incidenti che avvengono sulle strade italiane con una percentuale di mortalità doppia rispetto agli incidenti dovuti ad altre cause (11.4% contro il 5.62%) e di un’alta percentuale di infortuni sul lavoro e delle morti bianche.

Le condizioni che determinano sonnolenza eccessiva sono molteplici e alcune di esse modificabili.

La guida nelle ore notturne o con un debito di sonno eccessivo espone a maggiore rischio ed è intuitivamente sconsigliabile. Tuttavia necessità sociali legate all’organizzazione del lavoro in turni, e spinte culturali che realizzano particolari stili di vita (“Società delle 24 ore”), rendono questa pratica sempre più diffusa. Ulteriore elemento di pericolosa riduzione dei livelli di vigilanza è rappresentato dall’assunzione di farmaci o sostanze d’abuso inducenti sonnolenza o capaci di potenziarla.

In passato sull’argomento si era espresso il Professor Sergio Garbarino, Neurologo del Centro di Fisiopatologia del Sonno del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova.

“Le conoscenze acquisite sui meccanismi regolatori della sonnolenza e della vigilanza sono ampie e già utilizzabili per lo sviluppo di strategie preventive efficaci.” Ha dichiarato l’esperto. “Esistono patologie comportanti di per sé livelli elevati di ESD. Altri stati patologici disturbano in termini quantitativi e soprattutto qualitativi il sonno notturno, in maniera tale da rendere insufficienti le sue capacità ristorative, comportando quindi sonnolenza nel periodo di veglia. Queste patologie sono spesso non percepite dal paziente e non adeguatamente tenute in considerazione dal sistema di cura e prevenzione del SSN – ha aggiunto il Prof. Garbarino – per cui diviene fondamentale il ruolo del neurologo che deve prestare massima attenzione ai primi segni e sintomi della sonnolenza”.

Fra le patologie comportanti EDS la più rappresentativa è la Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno (OSA): sono circa 4 milioni e quattrocentomila gli italiani di entrambi i sessi affetti da OSA nella fascia di età fra i 30 e 60 anni, con un considerevole impatto economico stimato (secondo uno studio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità) tra i 3,5 e i 5 miliardi di euro dovuti all’ospedalizzazione, alla perdita di produttività, al maggior rischio di incidenti stradali ed infortuni.

Tutti questi fattori causali inducono, con diverse modalità a livello del sistema nervoso centrale, l’attivazione di una cascata di eventi fisiologici che termina in una “via finale comune” caratterizzata da progressiva riduzione del livello di vigilanza: dall’ESD fino al “colpo di sonno”.

Livia Gelosi