Con la scoperta dei classici greci e latini, la rinascita dell’Umanesimo e lo studio delle rovine romane si definì la riscoperta della centralità dell’uomo rispetto all’Universo. Si affrontò lo studio delle proporzioni, dal quattrocento fino al cinquecento, uomini e donne indossarono abiti che ne sottolineavano le forme senza essere alterate. L’abito femminile tuttavia rimase ancora sotto l’influenza gotica, con lunghi strascichi e maniche pendenti. Con il passare del tempo lo strascico lasciò lo spazio alla gonna che fu staccata dal corpetto, piegata con leggere arricciature, l’uso dei laccetti permetteva la possibilità di cambiare maniche sullo stesso vestito, le maniche erano impreziosite da gemme e puntali in oro come fossero gioielli. Gli uomini invece continuarono a mostrare le gambe e indossare abiti che rigonfiavano il torace; questo tipo di moda era seguito per lo più dai giovani mentre persone che avevano cariche pubbliche specifiche, continuarono a portare abiti larghi e lunghi.
Nella prima metà del Rinascimento si propose ancora il trionfo del corpo, le vesti cominciarono ad allargarsi, passò la moda del tipo longilineo gotico, e venne quella della donna rotonda come le Veneri di Tiziano. Si aggiunsero inoltre, orecchini, l’uso di portare sotto la gonna braghe rigonfie fino al ginocchio e le donne iniziarono a tingersi i capelli di rosso tiziano. L’uomo cercò di enfatizzare la sua virilità con spalle larghe e barba folta, indossando anche la brachetta: una sorta di rigonfio sull’inguine come esplicito richiamo sessuale. Dalla seconda metà del Cinquecento iniziò poi un processo di irrigidimento dei costumi a causa forse della moda spagnola e l’intervento morale della Controriforma. Tornarono gli abiti che si chiudevano sul busto, l’eliminazione delle scollature e un rigido collo di pizzo.
Con l’avvenire del Seicento, l’Italia iniziò un periodo di decadenza anche sulla moda. Occupata dalla Francia e poi dalla Spagna, le nazioni vincenti imposero forme e colori e l’eleganza si spostò soprattutto a nord. La Francia fu il più grande riferimento di moda di questi anni per molti paesi. Il centro maggiore di attrazione diventò la corte del Re, attraverso il periodo denominato Barocco, si poteva scandire una certa esuberanza nelle forme, nei colori e nei materiali spesso eccentrici.
Attorno agli anni 30’ del secolo, la figura ebbe un aspetto quasi militaresco con giubbotti e alti stivali in cuoio, uno spadone portato al fianco e baffi alla moschettiera. Ma il peso maggiore importante della moda lo diede Luigi XIV detto Re Sole. Obbligando la nobiltà francese a trasferirsi a Versailles e comandando la sua corte , diventò colui che imponeva lo stile. Novità assoluta fu la veste a tre capi: marsina (giacca al polpaccio) , sottomarsina (un lungo gilet), e brache corte al ginocchio, tutto questo detto “abit a la francais” fu tramandato in tutta Europa, oltre all’uso della parrucca maschile che delineava l’aspetto di chi la portava e all’invenzione della cravatta, dove all’inizio era una lunga striscia di mussola ornata di pizzo avvolta attorno al collo.