La festa del cinema di Roma sempre più in basso

Festa del cinema di Roma 2025, un’ edizione grottesca che mette in risalto la decadenza della cultura causata dalla politica, che favorisce il solito circolo artistico con slogan da tappeto rosso promosso dal comune di Roma.

Una festa sotto tono, con sale vuote ed un programma debole, più che festival, una festa di quartiere che sottolinea un provincialismo “soprattutto da red carpet” scandito da scandali (caso Giulio Base e Tiziana Rocca, vedi servizio  Soldi pubblici, nomine e “amichettismo”: un’inchiesta sul mondo del cinema e la destra https://www.youtube.com/watch?si=rjO8d3rSQRN0Jl7e&v=TfYcJ32k36U&feature=youtu.be ) e proteste contro il taglio dei fondi destinato all’audiovisivo.

La ventesima edizione della festa del cinema di Roma, puo’ essere riassunta in due date: quella di apertura, non tanto per la presentazione del  film di Riccardo Milani ma per l’inchiesta sul film Albatross di Giulio Base, prodotto da Manuela Cacciamani, che coinvolge anche la moglie del regista Tiziana Rocca e che ha gettato ombre su politica e cultura, soprattutto sulla modalità del rilascio dei finanziamenti pubblici per cui sta indagando la Guardia di finanza e quella di chiusura dove un piccolo gruppo di persone hanno manifestato contro il taglio ai fondi destinati all’audiovisivo. In un periodo storico dove i film fanno fatica a rimanere in sala e a fare cassa al botteghino, la conferenza stampa di chiusura festival ha rilasciato dati che auspicano crescita per presenze e vendita dei biglietti, ma lo scenario dell’auditorium parco della musica di Roma,  semivuoto in diverse giornate, fanno pensare ad una realtà ben diversa. I film italiani presentati non hanno soddisfatto l’appetito del pubblico romano, c’è stato un netto distacco tra la festa del cinema di Roma ed Alice nella città che si è presentata distinta e distaccata, muovendosi autonomamente nello svolgimento delle sue attività durante tutta la manifestazione. Tra film, masterclass e mostre, si è collacata la presentazione della nuova serie tv targata Rai, Sandokan che ha visto per l’anteprima della proiezione stampa solo pochissimi giornalisti (sala sinopoli praticamente vuota). L’accoglienza da parte dell’organizzazione della festa e soprattutto della sicurezza come hanno testimoniato due giornaliste, Antonella Betti Mancuso, ambasciatrice per le Nazioni Unite e Gaia Serena Simionati, hanno delineato scortesia, aggressività e spocchiosità, riferendo anche atteggiamenti di poca professionalità ed interesse soprattutto da parte dell’ufficio comunicazione (vedi servizio video “Tutti i numeri o quasi” della festa del cinema di Roma 2025 https://www.fattitaliani.it/2025/10/tutti-i-numeri-o-quasi-della-festa-del.html ).

“E’ stato un festival orrobile, non ci tornerò mai più” dice la giornalista Antonella Betti Mancuso, che è stata invitata da una collega della stampa per fare una foto sul red carpet e subito accerchiata dalla sicurezza chiamata dall’ufficio stampa e invitata ad uscire con modi grezzi, brutali al limite della violenza. “Un festival scarso, che rispecchia una certe classe politica, soprattutto a sinistra, destinato al solito circo di persone e ghettizzato, profondamente discriminatorio”. Mentre la collega Gaia Serena Simionati, l’ha definito autoreferenziale con corsie preferenziali riguardo un certo tipo di stampa: “il sistema boxol non permetteva la prenotazione dei film nella fascia pomeridiana e serale ma poi le sale erano quasi sempre semivuote; la comunicazione con l’ufficio stampa che ha dimostrato scarsa professionalità, è risultata nulla. Non rispondevano e non comunicavano con determinati giornalisti, ed essendo a fine anno, dove ormai i maggior festival  erano già stati presentati con programma e film più appetibili, questa kermesse romana rimane il fanalino di coda del cinema”. Un prodotto insomma di cui  Roma può fare sicuramente  a meno. Per chiudere in “bellezza”, la festa del cinema ha proposto come ogni anno, una manifestazione di un ristretto numero di persone  sul red carpet dinanzi a fotografi e telecamere contro i tagli al cinema e  volutamente contro il governo,  che ha sottolineato ancora una volta il divario tra classi, la scarsità di idee e soluzioni per il futuro del cinema italiano.