In Italia bisogna prima morire per avere giustizia: una vergogna senza fine

A distanza di quasi due anni e mezzo dalla sua scomparsa, oltre ad aver lasciato un vuoto incolmabile, Silvio Berlusconi incassa l’ennesimo riconoscimento della sua assoluta innocenza e del vergognoso accanimento della magistratura politicizzata nei suoi confronti.

La Corte di Cassazione ha infatti stabilito che l’ex Presidente del Consiglio non ha mai avuto rapporti con la mafia nè tantomeno che le sue imprese favorissero il riciclaggio di denaro, smontando un assurdo teorema portato avanti per anni una certa sinistra e i suoi pezzi di carta che nemmeno meritano di essere chiamati giornali.

Una vittoria anche per l’ex senatore Marcello Dell’Utri, per il quale era stata chiesta l’anacronistica e disumana misura della sorveglianza speciale con confisca dei beni.

Ciò che resta una vergogna è il fango buttato addosso a loro in tanti anni, soprattutto da qualche pezzo di carta igienica che di fronte all’evidenza cerca ancora di negare (si preoccupassero del loro editore beneficiato dal presunto suicidio dello zio della cui eredità si è appropriato).

E ciò che manca in questo momento sono le scuse di chi lo ha offeso per anni insinuando di tutto e di più, ma in fondo come diceva Bettino Craxi “non vorrei mai essere riabilitato da coloro che mi hanno ucciso”.

Forse si potrebbe scusare con lui qualche ex capo di stato francese di cui non dimentichiamo le risatine con la sua collega tedesca (peraltro vergognosamente strumentalizzate dai soliti italiani di merda): ora forse la storia ha messo le cose a posto pure con lui.

Claudio Marini