Il giustizialismo è il vero peccato originale di FDI che impedisce una seria riforma della giustizia

Se qualcuno ancora pensa che il problema di Fratelli d’Italia sia la presenza tra i propri sostenitori di nostalgici fascisti si sbaglia di grosso: Benito Mussolini non sarebbe certo fiero di avere simili eredi al governo ed, al di là degli errori commessi, di certo non avrebbe avuto paura di fare scelte coraggiose.

Purtroppo il problema è l’incapacità o la mancanza di volontà di archiviare un giustizialismo che impedisce al partito di essere una forza politica con le carte in regola ‘per assicurare una vera rinascita nazionale.

E non ci riferiamo alle sparate di un personaggio come Delmastro (che nemmeno doveva starci in un governo serio e che un qualsiasi premier saggio avrebbe invitato alle dimissioni dopo la sua evidente dimostrazione di sadismo e di squilibrio).

Molto più grave che il suo diretto superiore, il ministro Nordio, lo abbia addirittura difeso e la prova che anche lui non sia affidabile l’abbiamo avuta nel momento in cui ha presentato una riforma parziale escludendo l’amnistia o l’indulto (necessari come l’aria in questa fase) e dimenticandosi due capisaldi irrinunciabili: l’abolizione (salvo casi gravissimi con flagranza di reato) della custodia cautelare e di altre misure prima del giudizio definitivo, nonchè i test psichiatrici frequenti per i giudici e la loro responsabilità penale per gli abusi.

Tutto ciò non ci meraviglia: al referendum promosso dal Partito Radicale e vinto nonostante sia stato poi invalidato per l’assurda norma del quorum, la premier Giorgia Meloni si era pronunciata a favore della custodia cautelare, dimenticando quanti a partire da Enzo Tortora ne sono stati vittime, ma se lei ha perso un’ottima occasione per dimostrare la propria saggezza e serietà noi abbiamo capito con chi abbiamo a che fare e non abbiamo altro da aggiungere.