Il 2013 sarà ancora più difficile del 2012 per la metà delle famiglie

Cosa ha in serbo il 2013 per gli italiani? Una situazione socioeconomica più complicata per quasi la metà delle famiglie rispetto a quanto non lo fosse già nell’anno precedente. Nonostante il calo dello spread e un miglioramento dei conti pubblici per via dell’Imu, per il 48% delle famiglie italiane si prospetta un 2013 ancora più faticoso: la loro condizione economica è infatti destinata a peggiorare. Sostanzialmente uguale resterà invece la situazione finanziaria del 42% degli italiani; mentre, per appena il 10% sono previsti dei miglioramenti.

A sostenerlo, un’analisi realizzata da Coldiretti, in collaborazione con la società di sondaggi Swg, sulle prospettive economiche delle famiglie italiane nel 2013. Dunque, come dire “al peggio non c’è fine”. Se secondo le elaborazioni di Confcommercio il 2012 “sarà ricordato come l’anno peggiore dal secondo dopoguerra”, il 2013 potrebbe rivelarsi ancora più nero del nero. Vero è che il debito pubblico è calato grazie all’Imu, ma la pressione fiscale è salita fino al 44,8%, mentre il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 4,1%. Il mese di novembre, in particolare, ha visto diminuire del 3,6% la domanda di servizi e del 2,7% la spesa per i beni, rispetto allo stesso mese del 2011. Dunque, per quasi tutti i beni e servizi si è registrata “una pesante” riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie: dal -15,2% annuo dei beni e servizi per la mobilità al -2,6% annuo per alimentari, bevande e tabacchi. L’unico settore in controtendenza è quello delle comunicazioni che si distingue da tutti gli altri come un segmento di mercato che registra ancora un segno positivo con un +4% annuo.

“L’ottimismo degli analisti economici con la discesa dello spread – sottolinea Coldiretti – non sembra trovare riscontro nelle famiglie che, nel 51% dei casi, dichiarano già adesso di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre esiste una percentuale pari all’8% che non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile”. E prosegue: “C’è comunque un 40% di italiani che vive serenamente, senza particolari affanni economici e un 1% che può persino concedersi dei lussi”.

Ma quali sono i comportamenti parsimoniosi che gli italiani adottano per salvaguardare il denaro nel portafogli? La maggioranza delle famiglie, nonostante l’attuale stagione di saldi, ricicla dall’armadio gli abiti vecchi, tenuti in sospeso nel precedente cambio di stagione. È il 53% degli italiani ad aver rinunciato o rimandato gli acquisti di abbigliamento ed accessori che si identificano, non a caso, come i prodotti dei quali si fa maggiormente a meno in tempo di crisi.

Sul podio delle privazioni e delle rinunce, insieme ai capi d’abbigliamento, si incontrano anche viaggi e vacanze che sono stati ridotti al minimo o del tutto annullati dal 51% degli italiani; e, ancora, alla frequentazione di bar, discoteche e ristoranti nel tempo libero ha detto addio il 48% dei cittadini.

Nella hit del cambiamento delle abitudini di consumo, sottolinea Coldiretti, troviamo anche quelle concernenti l’acquisto di nuove tecnologie. Di queste, il 42 % degli italiani è stato costretto a farne a meno. E poi: le ristrutturazioni della casa (impossibili per il 40%), l’auto o la moto nuova (un’utopia per il 38%) e gli arredamenti (spesa inattuabile per il 38%); ma anche le attività culturali (un miraggio per il 37%) la cui rinuncia è d’altro canto molto preoccupante.

La spesa alimentare costituisce un’eccezione poiché registra una tendenza opposta. Infatti, solo il 17% degli italiani dichiara di aver ridotto o rimandato la spesa per acquisti alimentari. “È necessario

sostenere la ripresa dei consumi per rilanciare l’economia”, ha affermato Sergio Marini, presidente di Coldiretti. “Occorre rompere questa spirale negativa aumentando il reddito disponibile, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione”.


Chiara Piselli