Ennesima figuraccia internazionale dell’Italia ed occasione persa da governo e maggioranza

Dopo i vergognosi insulti dell’attuale (si spera ancora per poco) inquilino del quirinale contro la Federazione Russa e la giusta risposta di Maria Zakharova portavoce del Ministro degli Esteri russo eravamo convinti che soltanto un manipolo di leoni da tastiera e di vergognose testate giornalistiche italiane potessero prendere le parti di Mattarella.

Purtroppo ci sbagliavamo di grosso e la figuraccia internazionale da parte dell’Itala, fino a quel momento limitata al solo capo di stato ( non è il primo purtroppo), è diventata completa con la presa di posizione a suo favore da parte della premier Meloni e di autorevoli esponenti della maggioranza come Tajani e La Russa, ormai uniformati al pensiero unico nonostante voglia ancora apparire come riformatori.

Se era prevedibile infatti una difesa da parte del PD e della sinistra che hanno contribuito ad eleggerlo nel 2015 (uno dei più gravi errori di Matteo Renzi che come altri del suo partito non ebbe il coraggio di proporre Silvio Berlusconi) ed a rieleggerlo nel 2022 (tragico errore condiviso con ampia parte dell’attuale maggioranza) è assurdo che a difenderlo ci siano proprio FDI e FI, ormai schiavi del “sistema”.

Eppure questa era una grande occasione per smarcarsi e criticare il capo dello stato, magari chiedendone le dimissioni: sarebbe stato un gesto di grande coraggio e di lungimiranza politica, ma a quanto pare il coraggio ormai manca ad entrambi i partiti e l’unica loro lungimiranza è restare attaccati il più possibile alla loro poltrona.

Eppure FDI viene dalla tradizione della destra di AN ma soprattutto del MSI, un partito nel quale militavano persone che non avevano paura delle proprie idee, persone che non avrebbero mai barattato la propria coscienza con la convenienza. Ma essere di destra è avere l’orgoglio delle proprie idee come amava ripetete il compianto sen. Romano Misserville, che aggiungeva di aver conosciuto tanti personaggi di destra che non potevano essere di quella parte politica perchè erano nati opportunisti.

Per quanto concerne FI è davvero penoso vedere come è diventato il perno della conservazione di un sistema indifendibile: la rivoluzione liberale che è sempre stata la stella polare di Silvio Berlusconi è lontana anni luce da ciò che diventato oggi quel partito e non abbiamo dubbi su quale parte egli avrebbe preso in questa triste vicenda.

Evidentemente la Meloni, nonostante Donald Trump lo abbia scaricato, continua ad essere affezionata a Zelensky: non ci meraviglia, una che ha impiegato poco a diventare amica di Mattarella e di Ursula Von der Leyen dimostra quanto meno che i suoi gusti sono alquanto discutibili.

Claudio Marini