Una delle tante, l’ennesima assoluzione di un uomo innocente ingiustamente accusato di molestie sessuali e poi dopo anni rovinati dalle calunnie riconosciuto dal tribunale non colpevole dei reati contestati ma con una vita rovinata che nessun risarcimento potrà mai restituirgli.
Ovviamente sui certi quotidiani (nemmeno buoni per incartare il pesce al mercato) la notizia non è nemmeno uscita, visto che sonio degni strumenti dei loro editori malfattori, ma per fortuna ha trovato spazio su organi di informazione locali come il Quotidiano Piemontese e sulla pagina Facebook “Uomini vittime di violenza fisica, psicologica e giudiziaria”, una pagina che consigliamo a tutti di seguire.
Già 4 anni fa il noto avvocato Carlo Taormina lanciava, inascoltato, un allarme sottolineando: “Io sono contro la violenza allo stesso modo,sia essa usata contro l’uomo o contro la donna.Considero l’omicidio un reato da ergastolo sia quando consumato contro l’uomo che contro la donna. Ritengo,perciò,incomprensibile la esistenza di leggi che puniscano più gravemente questi delitti a seconda che riguardino un uomo ovvero una donna. Il codice penale italiano sta diventando intollerabilmente in contrasto col principio costituzionale di uguaglianza tra uomo e donna e la gestione dei processo e’ divenuta una inammissibile forma di violenza contro l’uomo perché pubblici ministeri e giudici hanno inventato un sistema probatorio per cui la donna ha ragione a prescindere e l’uomo ha torto a prescindere. Basta la parola della donna perché,pure di fronte a realtà incontestabili,l’uomo sia condannato. A questo si aggiunge che le donne sono assistite da organizzazioni e comitati che sono sotto la sostanziale dipendenza dei pubblici ministeri e raccolgono prove a loro piacere confezionando dei pacchetti che diventano nei processi insuperabili. Avviene principalmente nei delitti di violenza sessuale dove le prove sono preconfezionate e spesso fabbricate attraverso incidenti probatori che gridano vendetta e che comportano sicura condanna in dibattimento dove i giudici mai si preoccupano di controllare le porcherie fatte. Ma questa violenza processuale sugli uomini avviene ormai in maniera nel reato di stalking,che il legislatore ha scritto coi piedi perché scritto contro gli uomini e per favorire le donne sia che abbiamo ragione sia che abbiano torto. Basti pensare che sono sufficienti due telefonate tra uomo e donna litiganti per avere stalking e la donna che querela per prima ha sempre ragione per principio affermato dalla cassazione. Si sprecano così condanne,braccialetti elettronici e divieti di avvicinamento a carico di uomini che sbattono la testa contro magistrati che si pavoneggiano come garanti delle donne godendo di grande consenso sociale mentre gli uomini grondano di arresti,galera e reiezione da parte dei figli giacché ormai la paternità non conta più niente. Senza contare quello che accade con riguardo al delitto di maltrattamenti in famiglia che ormai le donne sfruttano con denunzie false che i magistrati pavoneggianti fanno diventare vere. Queste denunzie per maltrattamenti sono inventate e coltivate dai pubblici e servono a togliere i figli al padre,a mandare in galera il padre ad impiantare un procedimento di separazione per colpa del marito e per far sequestrate i suoi beni così assicurandosi un florido futuro economico a vita. Galera a vita per chi violenti una donna o un uomo;galera a vita per chi maltratti o stalkerizzi una donna o un uomo;galera a vita per chi maltratti una donna o un uomo. Ma basta con questo sistematico sopruso contro l’uomo e basta con questa storia per cui ogni rapporto sessuale sia violenza dell’uomo sulla donna nonostante sia chiaro a tutti che i rapporti tra uomo e donna siano basati su consuetudini di vita molto licenziose che attraggono la donna quanto l’uomo e che rendono sempre più rara la violenza sessuale,la quale viene tenuta in piedi da un sistema che passa per l’ipocrisia della prevaricazione maschile,tutta da dimostrare,e per il demagogico atteggiamento delle istituzioni,in testa la magistratura,le quali,ormai no più credute dagli uomini,si accaparrano le donne rendendole e rendendosi strumento di massacro dell’uomo.”
Nel sottoscrivere pienamente quanto dichiarato allora dall’illustre avvocato ribadiamo con forza che va messa fine allo scandaloso squilibrio per cui la parola della donna viene comunque creduta anche in assenza della minima prova e che anche la parola di cento donne non può valere più di quella di un uomo in assenza di prove certe (come un referto medico di pronto soccorso o la flagranza di reato) e che ci devono essere pene severe per chi calunnia con false accuse (almeno il doppio della pena prevista per chi è stato accusato ingiustamente).