Anche il presidente dell’associazione nazionale presidi Mario Rusconi (che fino allo scorso anno non condivideva l’imposizione come metodo) si è detto favorevole alla proposta del ministro Valditara per vietare l”uso dei telefoni cellulari nelle scuole superiori (ed a maggior ragione delle scuole di grado inferiore): in un qualsiasi paese civile sarebbe stato già adottato un provvedimento in tal senso (che si può fare anche per decreto, magari qualcuno lo dica alla Meloni se non lo sa) ma in Italia abbiamo dovuto aspettare un anno affinchè la montagna partorisse il topolino.
In realtà il problema è molto più complesso e non c’è nessuno nella maggioranza che abbia il coraggio di dire che gli attuali smartphone andrebbero vietati ai minorenni sempre e comunque (magari prevedendo sanzioni per i genitori che lo consentono). Ai minorenni dovrebbero essere dati telefoni di vecchia generazione, utili soltanto per telefonare (per rispondere a chi lamenta l’utilità del telefono come mezzo di comunicazione per emergenze, dimenticando che oggi con lo smartphone i minorenni fanno tutto tranne telefonare).
Lo scorso anno Rusconi non era d’accordo sul divieto alle scuole superiori perchè temeva la possibilità di proteste ed occupazioni (per le quali noi avremmo proposto di inviare l’esercito e di arrestare tutti gli occupanti) e suggeriva di insegnare gradualmente quello che lui definiva un uso consapevole, salvo poi doversi arrendere all’evidenza di una generazione di maleducati e di dipendenza compulsiva che si può affrontare soltanto con il divieto.
Per noi già vietare i cellulari nelle scuole superiori è un buon inizio questo è chiaro ma solo un inizio: il traguardo finale deve essere il divieto di utilizzo degli attuali smartphone (con tutte le app pericolose) per tutti i minorenni: lo stesso presidente francese Macron (un liberale, non certo un conservatore) ha annunciato che avrebbe vietato i social ai minori di 15 anni (anche qui è ancora poco perchè al di sotto dei 18 non meritano di usarli) se l’Unione Europea non avesse deciso in tal senso per tutti.
Qui in Italia come al solito si fanno tante chiacchiere e zero fatti: in tutto, dal sociale al lavoro, dalla giustizia alle altre riforme, per finire all’educazione dei più giovani, della quale non frega niente a nessuno sia nella maggioranza che nel’opposizione.
Claudio Marini