Come molto spesso accade, purtroppo, nei Paesi africani in tempi di elezioni, il presidente o colui che detiene il potere non vuole staccarsi da questa sua posizione di privilegio nonostante la popolazione, attraverso un legittimo voto, gli intimi di lasciare il potere per fare spazio ad altri.
Stessa cosa è avvenuta in Costa d’Avorio, uno dei paesi più “prosperi” dell’Africa Occidentale, che ormai dal 2002 è martoriato da una guerra civile causata in parte dal presidente uscente Laurent Gbagbo ma scatenata dai ribelli del nord del Paese, guidati da Guillaume Soro, che accusano il presidente di essere un dittatore.
Questa crescente situazione di instabilità, corredata da una caccia al bianco scatenata dalle frange più estremiste, ha convinto l’ONU ad inviare nella zona un contingente di caschi blu per la missione denominata ONUCI.
La presenza dei caschi blu e altri gesti importanti hanno portato ad un accordo di pace firmato da entrambe le parti nel 2007; quest’accordo prevede inoltre le elezioni presidenziali, rinviate da Gbagbo sin dal 2005.
Queste elezioni si svolte nel mese di novembre del 2010 con grande preoccupazione da parte degli osservatori internazionali sulla validità delle medesime in quanto hanno accusato le forze governative di avergli escluso l’entrata in molti seggi del Paese, senza contare il ritardo con cui si sono svolti gli scrutini.
Il risultato delle elezioni ha consegnato la vittoria al leader dell’opposizione Alassan Ouattara, vittoria riconosciuta tra l’altro anche dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale.
A partire da questo è iniziata, da parte del presidente sconfitto Gbagbo, una notevole pressione nei confronti della Corte Costituzionale la quale ha assegnato la vittoria al dittatore.
L’Unione Europea ha risposto a questa presa di posizione preannunciando, su spinta francese, sanzioni nei confronti della Costa d’Avorio nel caso in cui quest’ultima non rispettasse la volontà popolare.
I sostenitori di Gbagbo hanno annunciato battaglia e negli scontri con i sostenitori del legittimo presidente Ouattara ci sono stati tra le 11 e le 30 persone uccise.
Laurent Gbagbo ha chiesto ai caschi blu dell’ONU di ritirarsi dal Paese in quanto, secondo lui, essi hanno violato le condizioni di permanenza nello stato africano.
Per tutta risposta le Nazioni Unite hanno prolungato la missione di 6 mesi, proteggendo il presidente eletto Ouattara, e tentando di evitare una nuova e, si preannuncia, sanguinossima guerra civile.
Restiamo in attesa di sviluppi positivi riguardo una situazione veramente preoccupante che tutta la comunità internazionale dovrebbe impegnarsi a risolvere cercando di evitare in futuro nuove guerre civili e soprattutto elezioni libere e giuste in un continente distrutto che non ce la fa più a vivere sotto costanti dittature.
Daniele Ciucci