Bettino Craxi a 25 anni dalla sua morte: tra chi fa poco e chi non fa niente

25 anni sono passati dalla morte del grande statista Bettino Craxi, una morte avvenuta in esilio ad Hammamet in Tunisia a seguito di una vergognosa aggressione compiuta da un’associazione a delinquere composta da magistrati criminali spalleggiati da una campagna mediatica di odio e da un partito (il PDS) che dopo aver da lui ottenuto l’ingresso nel Partito Socialista Europeo lo ha pugnalato alle spalle con lo scopo di eliminarlo per impadronirsi del suo elettorato (in gran parte però passato con Forza Italia).

Se in passato era stato Pierferdinando Casini come presidente della Camera ad omaggiare l’ex capo del governo italiano recandosi ad Hammamet quest’anno è stato il presidente del Senato Ignazio La Russa a recarsi sulla sua tomba pronunciando parole di grande rispetto nei suoi confronti e ribadendo che l’Italia ha un debito nei suoi confronti: un gesto il suo che merita comunque un apprezzamento, anche se nel suo commento sulla storia di Craxi avrebbe potuto risparmiarsi di aggiungere “tra luci ed ombre” ed avrebbe potuto essere più coraggioso nel condannare una certa magistratura politicizzata.

C’era anche il ministro degli esteri Antonio Tajani, leader di un partito che più di tutti dovrebbe sventolare la bandiera della libertà e del garantismo: al di là delle parole di omaggio a Craxi nemmeno da lui è uscita una parola contro i magistrati e le forze occulte che hanno con violenza cercato di prendere il potere a partire dal 1992.

Frasi di circostanza anche quelle del presidente della repubblica Sergio Mattarella, il quale se da una parte riconosce a Craxi molti meriti nella politica estera e sulle riforme parla delle vicende giudiziarie senza prendere la giusta posizione ed il suo silenzio sul vergognoso comportamento dei giudici è ancora più grave perchè ha perso un’occasione per dimostrare onestà intellettuale ed al contrario ha dimostrato per l’ennesima volta di non aver affatto meritato la riconferma al quirinale (ammesso che avesse meritato la prima elezione)