Amnistia o indulto: un obbligo della politica per rispetto di Papa Francesco

Pur malato e consapevole che sarebbero stati i suoi ultimi giorni Papa Francesco la settimana scorsa ha voluto incontrare i detenuti del carcere di Regina Coeli (tristemente noto per le sue condizioni scandalose ed il sovraffollamento perenne).

Un gesto quello del Pontefice che conferma il suo impegno per cercare di risolvere i tanti problemi della giustizia, avendo egli da tempo suggerito a governo e opposizione la strada giusta di un’amnistia o indulto, a maggior ragione tenuto conto che questo è l’anno del giubileo.

L’ultimo provvedimento in tal senso risale al 2006 e proprio l’anno prima un altro Pontefice, l’immenso Giovanni Paolo II, era venuto a mancare ed anch’egli si era battuto per un provvedimento di clemenza, votato da una larghissima parte di maggioranza ed opposizione (con le eccezioni del movimento guidato allora da Di Pietro sul quale ogni commento è superfluo e del quale per fortuna ci siamo liberati, ma anche di Lega ed una parte di Alleanza Nazionale in preda a demagogiche derive): ricordiamo ancora oggi la seduta comune del Parlamento (quello di allora si che meritava la lettera maiuscola a differenza di quello attuale) in cui Giovanni Paolo II chiese in modo accorato un segno di clemenza.

Le cose oggi non sono cambiate, anzi vi è una urgenza ancora più grave al quale governo ed opposizione non possono sottrarsi: hanno strumentalizzato tante volte Papa Francesco o si sono dichiarati d’accordo con lui ma adesso è il momento di passare dalle parole ai fatti.

Importante è che sia un provvedimento davvero inclusivo, che non tenga fuori questo o quel reato solo perchè a qualche leader piace sui social sottolineare un certo tipo di reati perchè vanno di moda.

Ma il nostro ottimismo è scarso per una ragione: nel 2006 il Presidente del Consiglio era Romano Prodi, il Ministro della Giustizia era Clemente Mastella ed il leader dell’opposizione era Silvio Berlusconi mentre se pensiamo a quelli che ci ritroviamo ora (sia al governo che all’opposizione) ci viene solo voglia di piangere o di cambiare paese.

Claudio Marini