Sulla giustizia si consuma il fallimento del governo e soprattutto di FDI e FI: ma l’alternativa è anche peggio

Gli alibi di questo governo guidato da Giorgia Meloni sono ormai finiti da un pezzo: e sulla giustizia si è consumato l’ultimo atto di un fallimento finora solo latente.

Dopo oltre 2 anni non è stato fatto nulla (ridicolo il clamore con cui hanno annunciato di aver tolto l’abuso di ufficio) e i proclami della premier e del suo Ministro della Giustizia Nordio non hanno mai avuto un reale seguito e tutto ciò senza un motivo valido.

Silvio Berlusconi non è riuscito nella riforma della giustizia per l’ostruzionismo di alcuni alleati (dal 2001 al 2006 Pierferdinando Casini e dal 2008 Gianfranco Fini fecero di tutto per sabotare la volontà liberale e riformatrice del premier) e ciò ha prodotto danni incalcolabili ma gli va dato atto di averci provato con tutte le sue forze dall’inizio alla fine.

Giorgia Meloni invece si è limitata ai proclami, salvo poi appiattirsi su posizioni giustizialiste che nel suo partito non mancano ma che lei avrebbe avuto il dovere di smussare portando la propria forza politica sul garantismo e sulla lotta a quella parte deviata della magistratura. Ormai lei e Nordio parlano la lingua di Mattarella e non ci meraviglia che l’unico ad aver detto la verità sui giudici italiani sia stato Elon Musk, al quale va la nostra solidarietà per gli attacchi provenienti dall’attuale inquilino del quirinale.

Nordio poi ha toccato il fondo quando per difendere il proprio sottosegretario Delmastro Delle Vedove (che sadicamente esprimeva gioia nel sapere che i detenuti sulle auto della polizia non respiravano) ha addirittura tirato in ballo Churchill: ricordassero entrambi che la pena consiste nella privazione della libertà e non nella tortura.

E a proposito di Berlusconi un partito che non sta facendo nulla per la giustizia è proprio Forza Italia: il suo fondatore si rivolterebbe nella tomba a vedere il suo successore che non ha aperto mai bocca su garantismo e lotta alla magistratura deviata e questo è ancora più grave se pensiamo che questi sono valori e battaglie storiche per il suo partito, ma evidentemente gli anni passati in Europa lo hanno trasformato. Certo Tajani non è il solo di cui si vergognerebbe Berlusconi: basti pensare ai suoi figli, e soprattutto a ciò che è diventata Mediaset negli anni dopo il suo ingresso in politica, con il suo erede che ha trasformato le sue reti televisive in un qualcosa di inguardabile.

E se con questi due partiti ormai alieni da ogni voglia di vera riforma garantista c’erano speranze di avere almeno qualcuno in maggioranza a combattere queste battaglie purtroppo la Lega (che aveva pure sostenuto i referendum radicali) si è defilata sia perchè ha incassato l’autonomia e non ha la forza elettorale per pretendere altro sia perchè il suo leader ha la testa impegnata in un processo e certamente questo non è il momento per attaccare i magistrati ma di certo è il partito che ha minori responsabilità e dopo l’assoluzione di Salvini si spera possa riprendere la propria azione (anche se il suo leader non è certo immune da rigurgiti di giustizialismo…..).

A concludere questo quadro deprimente purtroppo il fatto che l’alternativa a questo governo sarebbe anche peggiore (al peggio non c’è mai fine): pensate a cosa sarebbe un governo con il PD (erede del PDS che evitò il disastro grazie a Borrelli e Di Pietro nel 1992 e da allora in eterna riconoscenza alle toghe rosse) ed il M5S al quale piacerebbero le esecuzioni in piazza!

In questo forse Matteo Renzi ha la responsabilità di non aver avuto il coraggio di fare la riforma insieme a Berlusconi nel 2014: ma almeno ha avuto, con ritardo, il coraggio di ammettere i propri errori.